ALLA UNIONE EUROPEA: BASTA CON L’ISOLAMENTO DI GAZA!

Noi, cittadini/e europei/e, ritenendo che il rispetto dei diritti umani e il diritto internazionale, siano pilastri di una vita pacifica per ogni comunità umana, non possiamo assistere in silenzio alla catastrofe umana nella striscia di Gaza, risultato di decisioni prese da esseri umani.

Dopo 10 anni di blocco da parte dello Stato di Israele (appoggiato dall’Egitto) e tre pesanti attacchi militari, le condizioni per oltre due milioni di Palestinesi intrappolati nella striscia di Gaza sono sempre peggiori da tutti i punti di vista. Secondo il World Bank reports 2016, il PIL di Gaza è stato dimezzato dal blocco, 40% della popolazione vive al di sotto della linea di povertà e l’80% dipende dagli aiuti alimentari.

Dieci anni fa più dell’80% delle esportazioni di Gaza erano dirette alla Cisgiordania, adesso solo il 2% vengono autorizzate ad uscire. Gaza ha il tasso di disoccupazione più alto nel mondo (43%) che raggiunge tra i giovani il 60%. I tremendi costi umani ed economici delle crisi a cui oggi deve far fronte la popolazione di Gaza non possono essere più a lungo tollerati.

Di conseguenza noi, cittadini europei, sollecitiamo ad agire le Istituzioni Europee. La crisi politica, dovuta ai conflitti interni palestinesi, non può essere usata come alibi per non intervenire e mettere fine all’isolamento di Gaza e alla distruzione della sua popolazione.

Secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, Israele ha la responsabilità primaria e l’obbligo di garantire la sicurezza e il benessere della popolazione civile nelle aree sotto il suo controllo.

In spregio a questo, il perdurare del blocco della Striscia di Gaza costituisce una forma di punizione collettiva in violazione dell’articolo 33 della 4a Convenzione di Ginevra.

Noi, cittadini Europei, sollecitiamo le Istituzioni Europee ad agire e ad avanzare richieste chiare al Governo israeliano, relativamente ai loro obblighi di legge. Se Israele non li rispetta, vanno previste sanzioni, inclusa la sospensione dell’Accordo di associazione tra UE e Israele, sulla base dell’articolo 2 dell’accordo, come è stato fatto nei confronti di numerosi altri Stati, anche in casi meno gravi.

L’Unione Europea non può continuare con la politica dei due pesi due misure seguita da decenni con motivazioni fasulle.

Pertanto chiediamo con forza alle Autorità Europee di:

- garantire la ricostruzione e riattivazione del trattamento delle acque e degli impianti idrici;

- garantire la libertà di movimento verso e da Gaza per i Palestinesi, con il mondo esterno e con l’apertura di un collegamento diretto tra Gaza e Cisgiordania;

- garantire libertà di movimento per i prodotti verso e da Gaza, assicurando l’approvigionamento di tutti i necessari materiali da costruzione e di medicine;

- rimettere operativamente in piedi il già approvato progetto per finanziare la costruzione di un porto a Gaza;

- intraprendere immediatamente una missione di alto livello politico-diplomatico e tecnico per mettere in atto questi impegni.

Inoltre chiediamo alla Unione Europea di:

- fare pressione sul Governo di Israele perché fornisca pienamente l’elettricità nell’area;

- fare pressione sui Governi Israeliano e Egiziano per mettere fine all’illegale blocco della striscia di Gaza;

- fare pressione sul Governo Israeliano perché metta fine all’occupazione illegalmente prolungata dell’intero territorio Palestinese.

La lenta distruzione imposta alla popolazione di Gaza, la cui maggioranza è costituita da giovani, crea una situazione di estrema sofferenza, rabbia e risentimento che rischia di aumentare la crisi politica e portare a nuovi disastri.

E’ indispensabile una azione urgente della UE per evitare una disperazione più forte, consentire alla popolazione di Gaza di esercitare il proprio diritto alla vita e sostenere il processo democratico: le due principali condizioni per la pace.

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Traduzione a cura di Cultura è Libertà, una campagna per la Palestina